Perché l’olio extravergine biologico ci migliora la vita?

L’extravergine d’oliva è un alimento unico, per gusto, proprietà benefiche, utilizzo in cucina. Quando è biologico arriva addirittura a migliorarci la vita. Perché sfrutta metodi che non danneggiano il suolo, l’ambiente e la nostra salute. Ma che, anzi, ne accrescono la vitalità.

 

Quando un olio extravergine di oliva si può definire biologico? Quando la sua produzione è stata ottenuta rispettando le direttive del regolamento Ue sulla produzione bio, normativa che distingue la produzione agricola dalla trasformazione. Il valore aggiunto dell’olio biologico, infatti, sta più nella coltivazione in campo che nella lavorazione del prodotto: è nell’oliveto che non si utilizzano fertilizzanti e antiparassitari chimici di sintesi e si arricchisce il terreno con la rotazione delle colture, con concimi organici e residui di potatura interrati. Nel campo biologico la crescita delle erbe infestanti viene tenuta a bada attraverso tecniche agricole come le arature superficiali e gli sfalci, pratiche sostenibili che proteggono la biodiversità del territorio e la salute del pianeta. Per quanto riguarda la trasformazione, l’olio biologico non deve attenersi a obblighi diversi da quelli a cui è sottoposto l’olio convenzionale. Tutti gli extravergini, infatti, per potersi definire tali devono essere lavorati rispettando pratiche virtuose che vanno dalla raccolta delle olive fino all’imbottigliamento finale. Se le olive vengono raccolte da terra anziché dall’albero, se vengono trasportate e stoccate in modo inadeguato, frante dopo troppo tempo dalla raccolta e magari pure ad alta temperatura, l’olio non avrà le caratteristiche necessarie a meritare in etichetta la scritta “extravergine”, convenzionale o biologico che sia.

 

A scanso di equivoci, comunque, gli enti certificatori del bio forniscono ai propri controllati un disciplinare che raccoglie le azioni consigliate per ottenere il miglior extravergine, con suggerimenti che servono a mantenere nell’olio il più alto grado di antiossidanti naturali , la miglior acidità, le maggiori proprietà benefiche. Come prescrizione per evitare le contaminazioni, i certificatori suggeriscono alle aziende produttrici di utilizzare linee differenti per trasportare olio biologico e olio convenzionale oppure, se le tubazioni sono comuni, chiedono di escludere temporaneamente il passaggio dell’olio convenzionale per lavare l’impianto e poterlo poi utilizzare per il trasporto dell’olio biologico.

Olio extravergine biologico, quanto piace agli italiani

In controtendenza con i dati dei consumi alimentari in Italia, rimasti pressoché stabili nel 2016, le vendite del biologico hanno registrato una crescita complessiva del 20 per cento, secondo le stime di AssoBio, associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici. All’interno di tale offerta, l’olio extravergine bio è cresciuto a doppia cifra per il terzo anno consecutivo: + 13,7 per cento, rivelano i dati Nielsen (Market Track – anno 2016). Ma quanti sono in Italia gli oliveti senza chimica di sintesi e dove si concentrano prevalentemente? Dei circa 180.000 ettari di oliveti bio nazionali, 57.665 si trovano in Calabria e 52.698 in Puglia. Quest’ultima, dicono le stime presentate a Ostuni durante il 22° Premio Biol, concorso internazionale per i migliori extravergini bio, vanta una produzione di 20mila tonnellate di olio biologico, per un valore commerciale di 80 milioni di euro, circa 20 milioni in più rispetto a quanto ricaverebbero i produttori se anziché coltivare in biologico lo facessero in convenzionale.

Per quale motivo l’extravergine bio piace tanto? Alimento simbolo della dieta mediterranea e indiscusso elisir di salute, l’extravergine non manca mai sulle tavole degli italiani. Quando è biologico, aggiunge ai tanti benefici anche quello di proteggere l’ambiente, la biodiversità e la capacità della pianta di sintetizzare con più facilità sostanze preziose per la salute. Proprio come evidenziano numerosi studi sui prodotti biologici.

Il biologico taglia le emissioni di CO2

La Fao nel rapporto “Agricoltura biologica e sicurezza alimentare” scrive che “gli elementi di forza dell’agricoltura biologica sono l’indipendenza dai combustibili fossili e il fare affidamento su mezzi di produzione disponibili localmente. Intervenendo con processi naturali, l’agricoltura biologica incrementa la resistenza degli ecosistemi nei confronti di condizioni climatiche difficili”.

Oltre a consumare meno energia ed emettere meno gas serra, l’agricoltura biologica funziona da serbatoio di carbonio: ogni ettaro così coltivato assorbe 2,3 tonnellate di carbonio all’anno rispetto al non biologico. Ad affermarlo è una ricerca presentata da Ifoam, organizzazione internazionale che raccoglie oltre 870 organizzazioni in 120 Paesi e si compone di milioni di piccoli agricoltori, i più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici. Per questo motivo, il ruolo multifunzionale dell’agricoltura biologica in termini di adattamento e mitigazione degli eventi climatici estremi è ritenuto cruciale da Ifoam per la sopravvivenza dei piccoli contadini del mondo.

Nel bio, più antiossidanti e meno metalli pesanti

Higher antioxidant and lower cadmium concentrations and lower incidence of pesticide residues in organically grown crops è lo studio della Newcastele University che dimostra come nei cibi coltivati secondo il metodo biologico siano presenti meno residui di pesticidi, minori concentrazioni di cadmio e un maggior quantitativo di antiossidanti. Dopo avere analizzato 343 studi sul tema, i ricercatori hanno concluso che mettere in tavola cibi bio significa arricchire la propria dieta di una quota aggiuntiva di antiossidanti, come se mangiassimo due porzioni di verdura o frutta in più durante la giornata. Perché? Gli alimenti bio producono antiossidanti in risposta allo stress, ad esempio per fronteggiare quello provocato dall’attacco dei parassiti. L’agricoltura biologica, non facendo uso di sostanze chimiche, lascia libere le piante di sintetizzare gli antiossidanti per proteggersi. Secondo gli esperti, inoltre, maggiore è il livello di azoto somministrato al terreno, maggiore è anche il rischio di diluizione degli antiossidanti negli ortaggi e nella frutta. Lo studio ha anche dimostrato che negli alimenti bio i livelli di cadmio e di mercurio, entrambi tossici, sono inferiori almeno del 50 per cento.

28 marzo 2017, di Paola Magni